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Microsoft e Lualdi: design, continuità e sicurezza sul filo del digitale

Roberta Aspesi

Roberta Aspesi

CMO Lead Microsoft Italia

Tempo di lettura, 7 min.

Dalla bottega artigiana dell’800 alla multinazionale in cloud, un percorso di emozione e innovazione in totale sicurezza.

Lualdi vende creatività e manualità, ma ha saputo sfruttare la tecnologia – in particolare la piattaforma di produttività Microsoft 365 e gli strumenti di collaborazione di Teams – per continuare a lavorare e comunicare in modo sicuro, durante l’emergenza sanitaria e oltre, senza perdere quel calore e quella componente umana che ha permesso all’azienda di diventare un punto di riferimento per il design di interni in tutto il mondo.

L’azienda

Cinque generazioni. La storia di Lualdi inizia nel 1860, con una bottega artigiana di falegnameria a Marcallo, in provincia di Milano. Di padre in figlio, si tramanda l’arte e si arriva al primo dopoguerra, alla ricostruzione. Lualdi viene scelta per realizzare i serramenti del ristorante Savini, nel capoluogo lombardo. La svolta arriva con la collaborazione con l’architetto Luigi Caccia Dominioni, e di conseguenza la fabbricazione dei serramenti, ma anche dell’arredamento, della villa di Leopoldo Pirelli. Per Lualdi, è proprio il caso di dirlo, si aprono le porte dell’alta borghesia meneghina, perché sarà proprio con la progettazione e la realizzazione di porte di design che l’azienda raggiungerà quel mix perfetto tra creatività e artigianalità, arrivando a essere un esempio mondiale di industrial design applicato al segmento delle porte.

Oggi Lualdi è un punto di riferimento, a livello internazionale, nel mercato delle porte di design ma anche nell’arredamento su misura, con 90 dipendenti e 18 milioni di fatturato in Italia. All’estero, la società ha una filiale negli USA, con due showroom a New York e Miami (e prossimamente anche a Los Angeles), che esprime 8 milioni di dollari di fatturato, e uffici a Londra e Hong Kong. «Un Hub dell’architettura», li definisce Alberto Lualdi, amministratore delegato della società, «che si rivolge a chi, in tutto il mondo, cerca l’eccellenza italiana nel design dell’arredamento di interni».

Le esigenze di base

Il processo di digitalizzazione di Lualdi è in corso da qualche anno e ha subito un’accelerazione contestualmente all’entrata in vigore del GDPR, un momento disruptive nella storia di molte aziende, che ci ricorda che dal cambiamento possono nascere anche opportunità. «Siamo sempre stati un’azienda più sensibile agli aspetti creativi che organizzativi», racconta Lualdi, «ma abbiamo iniziato a considerare anche questi ultimi a partire dalla sicurezza dei dati. Con il partner Si-Net abbiamo iniziato a piccoli passi, realizzando un semplice sistema di backup in cloud della posta elettronica fino all’adozione della piattaforma di produttività cloud Microsoft 365 per gestire in modo più accessibile e sicuro tutto il sistema di e-mail, gli applicativi e i documenti utili per l’operatività quotidiana».

La necessità di allinearsi al nuovo regolamento europeo per la protezione dati e la privacy è stata per Lualdi l’occasione per una riflessione più ampia sullo stato dei propri sistemi, che si è conclusa con la scelta di sposare il Cloud Computing quale paradigma IT in grado di garantire software sempre aggiornati e compliance alle normative sulla cybersecurity.  Lualdi partiva infatti da un ambiente IT eterogeneo e con possibili criticità, ma il partner Si-Net è stato in grado di mettere in sicurezza il sistema in tempi rapidi, migrando sul cloud l’infrastruttura e aiutando l’azienda ad adottare gradualmente Microsoft 365, come piattaforma di produttività che integra in sé sofisticate feature di sicurezza e che non solo è conforme al GDPR, ma anche ai più elevati standard di cybersecurity, disaster recovery e business continuity.

Avendo già intrapreso da un paio d’anni questo cammino per la trasformazione digitale, Lualdi non si è fatta quindi trovare impreparata quando è scoppiata l’emergenza Covid-19.  Il passo verso l’inevitabile smart working è risultato più facile. «Abbiamo attivato il lavoro agile addirittura una settimana prima del lockdown – dice Lualdi – anticipando quella che sarebbe poi diventata la regola per moltissime aziende».

«La scelta di Teams è avvenuta in modo naturale», spiega Donato Quartuccio, responsabile ICT di Lualdi, «visto che avevamo già adottato Microsoft 365 e la piattaforma per la collaborazione Teams era già integrata, anche se non la utilizzavamo. Scoppiata la crisi, siamo riusciti a essere operativi in pochissimo tempo, dopo una rapida fase di training».

Il progetto di trasformazione digitale

Per Lualdi era importante riuscire a mantenere un canale di comunicazione aperto con i clienti anche a fabbrica chiusa. Con un server nella sede centrale e una linea VPN allestita per poter connettere utenti e filiali all’estero, l’architettura era pronta per implementare anche le funzionalità di collaboration da remoto.

«In pochi giorni abbiamo attivato 58 licenze di Microsoft 365 e la maggior parte del personale di Lualdi può ora far leva abitualmente anche su Teams», dice Quartuccio, «compresi alcuni colleghi delle sedi estere».

Lualdi sfrutta Teams in modo esteso, ricorrendo anche ad alcune funzioni non strettamente correlate alla messaggistica e al video-conferencing, come l’applicazione Planner, che l’azienda utilizza per automatizzare il processo di ricezione delle merci: «grazie a Teams», spiega Quartuccio, «abbiamo eliminato la carta, e gli autotrasportatori vengono riconosciuti attraverso il numero di targa senza dover entrare in ufficio. L’arrivo della merce genera automaticamente il flusso di documenti necessario verso l’amministrazione e la logistica».

Un’altra componente importante del progetto di trasformazione digitale è stata quella relativa al reparto commerciale e alla semplice condivisione di informazioni e documenti: «vista l’emergenza», racconta Lualdi, «abbiamo dovuto mettere in condizione gli agenti di poter lavorare anche da remoto, per non fermare il business della nostra azienda. Anche in questo caso Teams si è rivelato uno strumento facile da utilizzare e flessibile».

Fondamentali, inoltre, le importanti garanzie di sicurezza e privacy che offre Teams, in linea con l’attenzione che Lualdi dedica a questo tema e che l’ha spinta negli anni ad affidarsi al Cloud. Teams è, infatti, compliant al GDPR ed essendo parte integrante della piattaforma Microsoft 365, offre garanzie di cybersecurity superiori a molti altri player sul mercato. Sfrutta per esempio meccanismi di autenticazione e fornisce comunicazioni crittografate, un vantaggio molto importante per un’azienda come Lualdi che deve proteggere la propria creatività come segreto industriale.

I benefici e le prospettive future

«Oltre a permetterci di continuare a operare in uno scenario in cui non era affatto scontato», dice Lualdi, «lo smart working realizzato con Teams ci ha fatto capire quanto margine di miglioramento avessimo, in termini di efficacia, nei nostri processi; ci ha fatto anche recuperare un sano pragmatismo nelle relazioni commerciali e ci ha fatto raggiungere un livello di confidenza con le tecnologie dal quale non penso torneremo più indietro».

Oltre a poter raggiungere i propri clienti a casa senza dover organizzare trasferte, la società ha implementato un servizio di consulenza online che parte direttamente dal sito Web dell’azienda: «gli agenti possono scaricarsi tutto il materiale di marketing e tecnico utilizzando SharePoint», spiega Quartuccio, «con un accesso registrato e sicuro grazie ad Azure, che ci permette anche di tracciare e gestire con efficienza i dati. Il cloud si è rivelata un’infrastruttura efficace e sicura, tanto che ora stiamo progettando la migrazione su Azure di tutta l’infrastruttura IT».

«La sicurezza è stato uno dei fattori principali che ci hanno guidato verso la scelta di Microsoft 365 e Teams», conclude Lualdi, “un fattore emerso prepotentemente dopo un episodio di concorrenza sleale che abbiamo subito negli Stati Uniti e che ci ha fatto propendere verso un ambiente sicuro e garantito. Ma se devo riassumere in un solo concetto l’esperienza fatta con Teams e più in generale con il digitale, mi viene naturale pensare a quanto sia stato facile tradurre con la tecnologia il nostro DNA di manualità e creatività: ora riusciamo a trasmettere emozioni – la nostra vera merce -, attraverso gli strumenti di comunicazione e collaborazione, anche da lontano».

Se un mese prima del lockdown qualcuno mi avesse chiesto di fare una riunione in video-conferenza, mi sarebbe sembrato strano, semplicemente perché per noi inusuale, abituati come eravamo a privilegiare sempre gli incontri fisici. Oggi non tornerei più indietro. Teams ci ha fatto capire quanto tempo perdiamo in attività collaterali ai meeting e quanto più efficienti possiamo essere grazie al digitale. Naturalmente senza rinunciare all’aspetto umano delle relazioni e senza derogare alla sicurezza.

Alberto Lualdi, Amministratore Delegato di Lualdi

 

 

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